Alla ricerca del tempo perduto – Albertine scomparsa (o La fuggitiva)

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Il sesto volume della Recherche si apre con un colpo di scena: un mattino la fida governante Francoise dà notizia al Narratore che Albertine è fuggita all’alba.
La reazione è un mix micidiale di sconcerto, incredulità e dolore. Immediatamente il Narratore mette in atto un tentativo – destinato a fallire – per far tornare la fanciulla avvalendosi dell’intermediazione di Saint Loup.
Ma subitaneo rovesciamento cambia le carte in tavola: un telegramma gli annuncia la morte di Albertine in seguito ad una caduta da cavallo. Niente è più recuperabile, l’unica soluzione per sopravvivere è l’oblio.

proust a venezia

Da qui in avanti, le prime due sezioni del volume sono occupate da un percorso interiore del protagonista che medita e ripercorre la storia con Albertine, la reinterpreta sotto una nuova luce, crede di comprendere nuovi aspetti, anche se la reale essenza della fanciulla continua a sfuggirgli.
Ancora una volta ricorre il motivo dell’inevitabile fallacia del tentativo di comprendere e valutare nomi, persone, idee: “vediamo, sentiamo, concepiamo il mondo tutto di traverso” (p. 189).
Questo processo interiore porta ad un lento ma progressivo oblio di Albertine; la disposizione d’animo e i sentimenti del Narratore verso la fanciulla ripercorrono a ritroso le fasi della loro storia, fino a raggiungere l’indifferenza iniziale. E’ un’evoluzione resa in maniera molto realistica, affascinante da seguire; il trascolorare di sentimenti, di stati d’animo, di situazioni interiori avviene gradualmente, impercettibilmente, una perfetta imitazione di ciò che accade nella realtà. Nel corso della lettura non si percepisce il cambiamento: si assiste ad un continuum di stati interiori, fino a quando non si prende coscienza tutto insieme che qualcosa è cambiato, che è avvenuto un mutamento grande e irreversibile.

Viene nuovamente esposta la teoria della “sostituzione degli io” che si succedono progressivamente, fino al un punto in cui quello che amava Albertine non esiste più.

La vita, secondo la sua abitudine che è quella di cambiare la faccia del mondo con il lavorio incessante di cambiamenti infinitamente piccoli, non mi aveva detto all’indomani della morte di Albertine: “Sii un altro”, ma, con cambiamenti troppo impercettibili perché mi fosse consentito di rendermi conto del fatto stesso del cambiamento, aveva quasi completamente rinnovato tutto dentro di me, di modo che il mio pensiero era già abituato al suo nuovo padrone – al mio nuovo io – quando si accorse che era cambiato; era da lui che dipendeva” (p. 272).

proust

Prima di giungere al definitivo superamento del capitolo “Albertine”, tuttavia, il Narratore deve sottostare ad una sorta di personalissima espiazione, durante la quale comprende di aver ricoperto il ruolo di carnefice, nei confronti della fanciulla, e non di vittima: il senso di colpa lo consuma e non riesce a perdonarsi.

La terza sezione, una delle più famose, è ambientata a Venezia, in occasione di un viaggio che il Narratore compie in compagnia della madre per ammirare i tesori artistici della città. Fondamentale rimane una visita al Battistero, dove avviene – simbolicamente – il superamento del senso di colpa: un auto-perdono, una riconciliazione con se stesso che si lega, per analogia, al battesimo cristiano. Questo episodio, nell’ultimo volume, fornirà al Narratore la chiave per disserrare le porte del significato della propria vita.

ruskin3In questa sezione, splendide sono le immagini – quasi delle visioni – di Venezia, che si aprono alla mente del protagonista nel corso delle sue solitarie esplorazioni notturne nel dedalo di calli e canali. Nel capitolo veneziano emerge con forza il legame con Ruskin, che Proust ha studiato e tradotto e alle cui teorie e osservazioni sull’arte è profondamente debitore.

A Venezia Albertine è ormai dimenticata: quando il Narratore riceve un telegramma con cui la fanciulla gli rivela di essere viva e di volerlo incontrare egli reagisce con indifferenza e le dedica poco più di un fugace pensiero. Solo successivamente, inoltre, il Narratore scoprirà di aver commesso un gigantesco fraintendimento: il telegramma proveniva da Gilberte ma egli aveva mal interpretato la firma; Albertine è effettivamente morta, ma l’errore è servito ad ottenere la certezza di averla dimenticata.

La quarta e ultima sezione si svolge quasi completamente in treno, durante il viaggio di ritorno da Venezia, quando il Narratore riceve due comunicazioni di matrimonio. Sono due unioni sorprendenti, inconcepibili fino a poco tempo prima, che introducono il tema del rovesciamento dei destini sociali e umani che costituirà parte integrante dell’ultimo volume. Uno di essi è il matrimonio di Saint Loup con Gilberte.

Recensione Vol. 1. Dalla parte di Swann
Recensione Vol. 2. All’ombra delle fanciulle in fiore
Recensione Vol. 3. La parte di Guermantes
Recensione Vol. 4. Sodoma e Gomorra
Recensione Vol. 5. La prigioniera

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO. ALBERTINE SCOMPARSA
Autore: Marcel Proust
Editore: Mondadori (collana: I Meridiani)
Anno: 1925
Traduzione: Giovanni Raboni
Pagine: 5-334(tomo 4).

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13 comments on “Alla ricerca del tempo perduto – Albertine scomparsa (o La fuggitiva)

  1. 05/01/2014 at 12:10

    Adoro quando pubblichi questi post! Nel quadrato semiotico dei buoni propositi per il 2014, per gli idealisti c’è come obiettivo leggere tutta la Recherche: ecco, io mi ci riconosco ed è il mio buon proposito per i prossimi mesi 🙂

    • 05/01/2014 at 15:23

      Non sai quanto mi fai piacere! Proust è per pochi, e ogni volta che scrivo un post di questo tipo penso di perdere minimo 10 followers! 😉
      Be’, considerato tutto, a partire dal tuo stesso blog, almeno un tentativo lo devi fare…chissà, magari anche tu ne sarai catturata! 🙂

  2. 05/01/2014 at 13:13

    Affascinanti le tue recensioni della Recherche, sono sicura che in molti come me cominciano a sentire il desiderio di cominciarne la lettura o di riprenderla. Un’altra amica blogger ha appena finito il primo volume, spero che ne scriva anche lei.

    • 05/01/2014 at 15:25

      Grazie! Le tue parole mi fanno davvero piacere perché temo sempre che siano post noiosi e poco interessanti…ovviamente per molti sarà così, ma sapere che almeno qualcuno li legge con piacere mi consola!
      Mandami il link della tua mica, se ti va, così vado a curiosare e magari ci scappa anche uno scambio di pareri!
      Un abbraccio,
      Alice

      • 05/01/2014 at 21:32

        Se vai sul mio ultimo post (Ada Leverson) trovi un suo commento in cui dice di aver appena terminato il primo volume della Recherche, il suo blog si chiama tiptoetoyourroom. 🙂

  3. 08/01/2014 at 13:12

    Mi hai convinto!! Grazie

    • 08/01/2014 at 15:27

      Wow! Intendi che ti ho convinto ad intraprendere la lettura?!
      Se è così, poi fammi sapere le tue impressioni! O magari le troverò scritte nel tuo blog… 😉

  4. 11/04/2015 at 15:50

    Quest’opera è un qualcosa di veramente straordinario e disumano: l’introspezione e la coscienza che l’uomo prende di sé, è portata da Proust livelli mai visti.
    Sono quattro mesi che sto leggendo la recherche e ho finito proprio oggi il sesto volume .

    • 13/04/2015 at 15:21

      Ciao Edoardo, condivido in pieno la tua opinione. E ti dirò di più: a distanza di un anno sento il desiderio di rileggerlo…non è escluso che dopo la seconda ci sia anche una terza lettura!
      Grazie di aver lasciato la tua opinione,
      Alice

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