Alla ricerca del tempo perduto – All’ombra delle fanciulle in fiore

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Conoscete un titolo più poetico ed evocativo? C’è così tanto, dentro. Il fascino esercitato dalla giovinezza, la grazia, l’innocenza mescolata con la malizia, la sensualità fisica e la soggezione psicologica che le giovani donne sono da sempre in grado di esercitare. E che per il protagonista diventano quasi un’ossessione.

Nel secondo volume di “Alla ricerca del tempo perduto” viene narrato l’amore proto-adolescenziale del narratore per la giovane compagna di giochi Gilberte, figlia di Swann, cui in seguito subentra l’amore “diffuso” per un gruppo di fanciulle incontrate nella località di villeggiatura di Balbec, dove il narratore, ormai cresciuto, si reca con la nonna. “Stato amoroso simultaneamente diviso tra diverse fanciulle”, lo definisce Proust.

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La parte per me più interessante è proprio questa, nella quale il narratore – cagionevole, ipersensibile e pieno di nevrosi – è affascinato e catturato da un gruppo di ragazze più giovani, vivaci ed energiche, che rappresentano il contrario di tutto ciò che lui è, e tra le quali si trova anche l’Albertine che tanta parte avrà nei volumi successivi.

Semplice oggettivazione, irreale e diabolica, del temperamento opposto al mio, della vitalità quasi barbara e crudele di cui erano così sprovviste la mia debolezza, la mia sovrabbondanza di sensibilità dolorosa e di intellettualità (p. 1035).

I favori e l’interesse del giovane Marcel oscillano tra l’una e l’altra delle fanciulle, a seconda del momento, dello stato d’animo, delle possibilità di successo che intravede. Nel frattempo diventa amico di tutte loro, frequenta quotidianamente il piccolo gruppo, ne mette a fuoco caratteri e atteggiamenti, e ne descrive con incredibile levità e precisione gli aspetti di mutevolezza fisica tipici della prima adolescenza, quando i lineamenti, le espressioni facciali e la voce non si sono ancora fissati, solidificati in ciò che saranno in età adulta.

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Per la maggior parte delle fanciulle, gli stessi volti si confondevano nel confuso rossore di quell’aurora, da cui i lineamenti veri e propri non erano ancora affiorati. Si vedeva solo un colore incantevole, sotto il quale non era possibile distinguere cosa sarebbe stato, qualche anno dopo, il loro profilo. … Poiché l’adolescenza precede la solidificazione assoluta, accanto alle fanciulle noi proviamo quell’impressione di freschezza che solo può dare lo spettacolo delle forme in continuo divenire, immerse in un’opposizione instabile di fronte alla quale il pensiero corre alla perpetua ricreazione degli elementi primordiali della natura, così come la si contempla in riva al mare (pp. 1091-1095).

Le riflessioni sul ricordo e sulla memoria sono di un’acutezza che il lettore dovrebbe ormai conoscere e che invece continua a lasciare sbalorditi, sempre più increduli ogni volta che verifichiamo con quanta precisione certe osservazioni si adattino alla nostra esperienza individuale. Proprio come accade per la descrizione dei meccanismi di insorgenza del desiderio e del sentimento amoroso, della loro evoluzione e degli effetti che hanno sulla psiche del soggetto.

Bisognerebbe quindi aver prima riconosciuto, non senza brancolamenti, gli errori d’ottica iniziali per poter giungere all’esatta conoscenza di un essere, se tale conoscenza fosse possibile. Ma non lo è; infatti, mentre si rettifica la visione che ne abbiamo, lui, che non è un obiettivo inerte, cambia per conto suo, pensiamo di riagguantarlo e si sposta nuovamente, e così, quando presumiamo di vederlo infine con maggior chiarezza, ciò che siamo riusciti a chiarire sono sole vecchie immagini prese in precedenza, che non lo rappresentano più (p. 1058).

Ma questa non è che una minima parte dei temi del libro. Ad essi si aggiungono l’amicizia con il giovane aristocratico Saint-Loup dal nobile cuore, l’incontro con il pittore impressionista Elstir, la presenza – quasi in sordina ma costante – della nonna e, sullo sfondo di tutto, il mare mutevole di Balbec, il Grand Hotel e la galleria di individualità umane che lo popolano.

Recensione del Vol. 1.

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO. ALL’OMBRA DELLE FANCIULLE IN FIORE
Autore:
Marcel Proust
Editore: Mondadori (collana: I Meridiani)
Anno: 1919
Traduzione:
Giovanni Raboni
Pagine: 519-1152.

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Con questo post partecipo alla Sfida di lettura “Un classico al mese”, indetta dal blog Storie dentro storie.
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7 comments on “Alla ricerca del tempo perduto – All’ombra delle fanciulle in fiore

  1. 01/07/2013 at 23:31

    Sto leggendo questa parte proprio in questo periodo…con molta calma e lentezza, come merita questo libro 🙂

    • 03/07/2013 at 08:53

      Verissimo. Non bisogna avere fretta, prendersi il tempo di gustarlo con calma, ogni pagina e ogni pensiero…ma non sempre è facile.

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