I Buddenbrook – Thomas Mann

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Una saga familiare, senza dubbio. Ma se il sottotitolo è “Declino di una famiglia”, non aspettatevi il lieto fine.

I Buddenbrook è ambientato a Lubecca – una delle città della Lega Anseatica tedesca – tra il 1835 e il 1877. Narra dell’ascesa e del declino di una famiglia di commercianti di granaglie, appartenenti all’alta borghesia locale.

Subito dopo i primi capitoli si entra nel vivo del libro, che non ho trovato affatto pesante come alcuni amici mi avevano paventato. Anzi. Piano piano mi sono appassionata a personaggi e situazioni e proseguivo veloce, curiosa di cosa sarebbe successo, attratta da quel senso di cupa predestinazione che affiora spesso nelle pagine, anche nei momenti più felici.
Se pur non conoscessimo il sottotitolo del libro, infatti, anche nei momenti di felicità e di rosee speranze per l’avvenire, Mann infonde su ogni evento un dubbio sottile, un senso di precarietà, una luce incerta. Come se il capriccio della sorte osservasse imperterrito dall’alto, pronto ad abbattersi sulla famiglia.

Il romanzo traccia un quadro realistico della borghesia tedesca dell’Ottocento, proprio nel momento in cui iniziano a intravvedersi – ancora debolmente – i primi aneliti a una società più egualitaria. Le ipocrisie, le convenzioni sociali, lo snobismo, il paternalismo, la fede religiosa fervente ma al tempo stesso opportunista: sono le caratteristiche della borghesia che emergono con maggiore forza.
I Buddenbrook e i loro omologhi sono famiglie che vivono nel lusso, arricchitesi con gli affari e il duro lavoro quotidiano, solidamente attaccate alle tradizioni e alle gerarchie sociali. Si cerca un buon partito per la figlia, si vuole incrementare il patrimonio, si va in villeggiatura ad agosto e si danno pranzi e ricevimenti nelle occasioni importanti. Tutto come deve essere.

Lo stesso Thomas Mann era figlio di un senatore, tipico rappresentante dell’alta borghesia protagonista del romanzo. Egli raccolse molto materiale sulla storia della propria famiglia per trarne ispirazione e questo contribuì ad accrescere la curiosità tra i contemporanei e di conseguenza il successo dell’opera.

E tuttavia Mann non suscita l’antipatia del lettore verso i suoi protagonisti, anzi. Più di una volta si prova pietà, quasi tenerezza per il loro fidelistico attaccamento ad un mondo che è in via di dissoluzione, per la mancanza di coraggio e fantasia nell’immaginarne un altro, per la cieca sicurezza che nella vita esistano delle certezze. Più che irritazione, suscita un indulgente sorriso anche la fede quasi fanciullesca della figlia Tony che, dopo ogni rovescio della sorte, anche quando ormai è una donna adulta, si abbandona ad un gran pianto liberatorio e poi rialza la testa, fiera e arrogante, continuando ad avere fiducia nel futuro, convinta che i Buddenbrook saranno sempre una delle famiglie più solide e rispettate di Lubecca.

Ma non tutti i personaggi sono caratterizzati da i tradizionali valori borghesi. Affinché il conformismo risalti di più c’è bisogno di un contraltare. Nei Buddenbrook è impersonato da Christian, fratello di Tony e di Thomas, un giovane dallo spirito di giullare, stravagante, spesso imbarazzante, incapace di sottomettersi alle convenzioni sociali e di capire l’opportunità delle situazioni. Diametralmente opposto al fratello Thomas, che invece si farà carico dell’attività della famiglia e delle responsabilità verso di essa, tranne poi soccombervi drammaticamente. Una contrapposizione che sottende tutto il libro e nel suo punto più acceso e violento fa emergere con forza la rigidità di Thomas, la freddezza autoimposta, i timori e gli obblighi che gli derivano dalla vita borghese e che finiranno per annientarlo.

Emblematica, alla fine, la narrazione di una giornata del piccolo Hanno, ultimo erede della famiglia, sin da piccolo totalmente incapace di sostenere pressioni e ambizioni del padre Thomas. Durante le lezioni, nei momenti di gioco, nelle situazioni più disparate con i compagni – meno scrupolosi di lui, ritratti nella spavalderia tipica dell’adolescenza, più adatti alla competizione continua che la vita ci richiede – il ragazzino si sente a disagio, sempre in minoranza, inadatto a tutto.
E in una semplice interrogazione scolastica, regolata dal caso e dal capriccio umano, sembra cogliere l’essenza della vita come la propone Mann: l’arbitrarietà della sorte, per la quale ciò che tutti fanno senza ricevere punizione, per uno solo diventa motivo di rovina, e al tempo stesso è possibile assurgere alla gloria senza avere alcun merito per poi essere rapidamente rovesciati nel fango.
L’incongruenza e l’infondatezza dei giudizi altrui, l’incapacità a guardarsi dentro e ad ascoltarsi, la sfrontatezza e la mancanza di pudore sopraffanno la natura debole e sensibile del piccolo Hanno, con il quale si chiude la storia della famiglia. “Persino la compassione diventa impossibile sulla terra a causa della volgarità”.
Resteranno solo le donne, a ricordare un passato preclaro e a domandarsi invano perché, la rovina, abbia colpito proprio loro.

Oltre che nei loro tratti fisici, Mann descrive i personaggi attraverso gesti che li caratterizzano, piccoli tic, peculiarità non prive di ironia e umorismo (anche nel caso delle comparse più marginali) che li avvicinano al lettore, li rendono reali e ne svelano in parte la natura.

La capacità dell’autore di descrivere gli ambienti nei dettagli ma con pochi tratti non annoia mai il lettore e, al tempo stesso, riproduce una scena vivida e realistica. Interessanti alcune notazioni (su arredamento, abbigliamento, sistemi di illuminazione pubblica…) citate di sfuggita, che ai nostri occhi hanno un sapore quasi antiquario e ci facilitano nell’immaginazione degli ambienti, che non sono semplice sfondo ma rivestono un ruolo importante nel rafforzare l’azione narrativa.

Infine, ma non per ultimo, l’attenzione al cibo. Tutto il libro, specchio della vita borghese, è scandito da colazioni, pranzi e cene. E sia che si tratti di pasti intimi tra familiari, sia che si parli di banchetti allargati e pubblici, Mann ci lascia sempre gettare un’occhiata sulla tavola, a volte con descrizioni accurate, più spesso con tratti sommari, ma alla fine ne ricaviamo un buon quadro sulle abitudini alimentari di una famiglia borghese del tempo.
A partire da cioccolata calda e focaccia fragrante per colazione, un lusso che a Tony è concesso durante le vacanze dai nonni, mentre normalmente mangia del pane casereccio con formaggio verde alle erbe, uova bollenti e pane con miele. Piuttosto sostanzioso, come inizio.
La tavola dei pranzi del giovedì, poi, ai quali partecipa la famiglia al completo allargata a suoceri e consuoceri, è sfarzoso ed elaborato: zuppa di erbe con pane abbrustolito, prosciutto affumicato in salsa di scalogni con cavoletti di Bruxelles e patate, terrina di frutta sotto spirito. E per dessert il plettenpudding, un “budino a strati di amaretti, lamponi, biscotti e crema” che fa venir gola al solo pensiero, mentre ai bambini era riservato il plumpudding alla fiamma. E poi vengono nominati, panpepati, uova strapazzate al prosciutto, anguilla affumicata e piccioni arrostiti…
Notazioni che hanno inevitabilmente attratto la mia attenzione e mi hanno incuriosita verso una cucina – quella tedesca – che non conosco affatto. Un ottima ragione per saperne qualcosa in più.

 

buddenbrook I BUDDENBROOK

  Autore: Thomas Mann

  Editore: Einaudi

  Anno: 1901

  Pagine: 720

  Prezzo: 15 euro

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11 comments on “I Buddenbrook – Thomas Mann

  1. 09/02/2015 at 23:13

    Lo lessi prima dei vent’anni e me ne innamorai. Chissà quale sarebbe il mio approccio a tanti anni di distanza… Mi ha fatto piacere ritrovarlo e ricordarlo sulle tue pagine.

    • 09/02/2015 at 23:28

      Felice di avertelo fatto ricordare…e se mai lo rileggerai sarò curiosa di sapere il tuo parere! 🙂

  2. 10/02/2015 at 00:56

    Cosa vedo, un post letterario… wow! Cibarsi di cultura e arte, un messaggio sottinteso che approvo in pieno! Cucinare pagine di storie e di vita, dai libri ai fornelli il passo può essere breve…

    • 10/02/2015 at 07:41

      Ci dovrà pur essere una ragione se questo angolino di chiama Panelibrienuvole, no? 😉
      Di post letterari ce ne sono diversi…più un mio diario di lettura che qualcosa di utile alla comunità e in genere i post più seguiti sono quelli di cucina. Però io il semino lo getto ugualmente… 🙂

  3. 10/02/2015 at 15:27

    l’ho letto tantissimo tempo fa ma mi ricordo come fosse ieri quanto mi era piaciuto!

    • 10/02/2015 at 15:42

      Allora non sono l’unica che lo ha apprezzato…altro punto in comune tra noi. ;’)

  4. 11/02/2015 at 00:17

    Amo le saghe familiari e questo libro, tanto più ”innocente” rispetto al maturo La Montagna Incantata, mi aveva appassionata! Il personaggio di Tony su tutti!

    • 11/02/2015 at 08:56

      È vero, anche a me il personaggio di Tony ha colpito incredibilmente! Nonostante tutte le sue debolezze e piccole meschinità, non si può fare a meno di provare simpatia per lei, tutto sommato è una “pura”. La montagna incantata vorrei leggerla prima o poi ma credo che sia molto più impegnativa…
      Grazie per aver condiviso con me la tua opinione di lettrice! Buona giornata,
      Alice

  5. 12/02/2015 at 21:03

    Bellissimo. Un capolavoro del Novecento. Da leggere assolutamente.

  6. 18/02/2015 at 10:45

    Ciao! Sono stata attratta dal nome del tuo blog perchè mi ricorda un po’ il mio, almeno nell’idea di alternare le ricette ai post “letterari” 🙂
    Sui Buddenbrock dico sempre la stessa cosa, e cioè che inevitabilmente si inizia a leggerlo con un po’ di timore reverenziale, forse addirittura con il presentimento che sarà una noia mortale…Ma poi non si può fare a meno che restare a bocca aperta e occhi incollati alle pagine! Davvero un capolavoro unico.

    • 18/02/2015 at 15:02

      Ciao Rachele! È vero, anche per me è stato così….prestissimo mi sono appassionata a questo libro e mi è piaciuto molto.
      Davvero i nostri nomi di blog hanno molto in comune, il tuo mi piace un sacco…passerò presto a visitarti. Grazie per il tuo commento, buona giornata!
      Alice

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