Schiaccia briaca dell’Isola d’Elba

Spesso penso di rifare vecchie ricette per dotarle di foto più dignitose. Ma poi, al momento di sostituirle, capisco che le foto sono profondamente intrecciate a quello che era scritto nel post, al momento in cui per la prima volta ho fatto quella ricetta, ad una fase specifica della mia evoluzione e così rinuncio. Mi sembrerebbe di creare una sorta di Frankestein fuori dal tempo e dal senso, e alla vecchia ricetta (con nuove foto) dedico un secondo post.

È il caso della schiaccia briaca dell’Elba, un dolce a base di vino Aleatico dell’Elba DOCG e frutta secca protagonista di un post risalente a 7 anni fa, quando il blog era giovane giovane, io pure.
A distanza di tanti anni sono tornata in questa isola magica, che occupa un posto speciale nel mio immaginario fantastico, come se fosse ancora un porto franco per giorni felici e momenti spensierati. Un’isola del tesoro in cui approdare quando si è stanchi e si è persa la capacità di provare meraviglia, un ritorno al passato di quando avevo le trecce e venivo in vacanza qui con mamma e babbo. Che poi, più che una vacanza, ogni viaggio all’Elba è un viaggio tra volti amici, sorrisi accesi, cene in terrazza e calore che ti circonda da ogni parte.

Un giorno, magari, vi racconterò la storia di queste amicizie di lungo corso, iniziate cinquant’anni fa dall’incontro sui banchi di Agraria di due ragazzi che più diversi non si può, e proseguono oggi tra (quasi) settantenni che non si sono mai allontanati, nonostante la distanza e le traversie della vita che ognuno ha dovuto patire.
Ma non vi immaginate una storia di amicizia al femminile, per carità, che si sa come son fatti gli uomini. Privi di manifestazioni esteriori di affetto, capaci di lunghi silenzi e iati lunghi anni, senza che questo scalfisca minimamente la fratellanza che li lega. E così è stato per loro, con ritrovi a volte frequenti, altre più dilatati, ma senza mai abbandonarsi. E attorno a loro vive una ragnatela di amici, fidanzate ed ex fidanzate, mogli, figli e nipoti che disegnano una meravigliosa foresta umana, molteplice e variegata, che non mi stanco mai di osservare.

L’ho fatta lunga, lo so. Torno alla ricetta. Uno di quei ragazzi di allora oggi è un produttore di vino nell’azienda agricola di famiglia, fondata dal nonno quasi 100 anni fa. Il nome dell’azienda è Sapereta ed è quello il luogo magico in cui ci rifugiamo ogni volta che andiamo all’Elba.
La bella notizia è che potete andarci anche voi, visto che alla Sapereta affittano case vacanze e all’interno dell’azienda c’è anche un ottimo ristorante nel quale potrete assaggiare piatti creativi e originali creati dallo chef Sante Vaiti mentre sua moglie Danae Sapere organizza attività ludico-ricreative-educative per i vostri bambini.

In azienda si producono ottimi vini bianchi e rossi, oltre che un delizioso Moscato, ma oggi voglio concentrarmi sul suo Aleatico dell’Elba DOCG, un vino passito che ha trovato in quest’isola la sua terra d’elezione.

Aleatico è anche il nome del vitigno a partire dal quale viene prodotto questo vino liquoroso e aromatico, mai troppo carico, un nome che ho sempre trovato molto evocativo, forse perché mi fa pensare al dado (alea, in latino)  tratto da Giulio Cesare, chissà.
Quello che caratterizza l’Aleatico è l’appassimento delle uve e per descrivere questo processo non potrei trovare parole più belle di quelle di Italo: “l’evoluzione (…) degli acini di aleatico che, dopo vicende di vita al sole e all’aria calda, secca, umida, diventano magri e rugosi, come la fronte di un vecchio saggio, è bellissima“.

Se siete curiosi sapere come si produce l’Aleatico, vi rimando a questa pagina, dove Italo lo racconta in prima persona. Io mi limito a dire che bere un bicchierino di profumatissimo Aleatico la sera dopo cena, magari con gli amici, è uno dei piaceri della vita ai quali non vorrei mai rinunciare.
È ottimo in accompagnamento a biscotti secchi o, perché no, anche con formaggi erborinati. Ma è anche l’ingrediente caratteristico di un dolce tipico elbano ricco di aromi e frutta secca, quella schiaccia briaca di cui parlavo all’inizio.
Vi lascio la ricetta che, per puro caso, è anche vegan e senza latticini. Ma è uno di quei dolci che si fatica a smettere di mangiare, vi avverto 😉

P.S.: In genere si trova in vendita nelle dimensioni di una torta non troppo grande. Io ho voluto fare anche delle mini schiacce briache prèt-à-porter, chissà, magari diventeranno di moda la prossima estate 😉

Schiaccia briaca dell’Elba

Porzioni: 8       Tempo di preparazione: 10 minuti       Tempo di cottura: 40 minuti circa

Ingredienti

250 g di farina 00
120 g di zucchero semolato
60 ml di olio extravergine d’oliva
110 ml di Aleatico del’Elba
50 g di noci spezzettate grossolanamente
50 g di pinoli
50 g di uvetta
3 cucchiai di Alchermes + 2 per la superficie

Ammollate l’uvetta in poca acqua tiepida.
Versate la farina in una ciotola, unite lo zucchero, l’uvetta strizzata e la frutta secca, Lasciate da parte un po’ di pinoli per decorare la superficie. Unite l’olio, l’aleatico e 2 cucchiai di alchermes e impastate velocemente con una forchetta prima e poi con le mani. Cercate di ottenere un impasto omogeneo ma non lo lavorate troppo altrimenti la schiaccia si indurirà.
Foderate una teglia del diametro di 22 cm con carta da forno e versatevi l’impasto distribuendolo uniformemente. Dovrebbe essere alto circa 1,5-2 cm. Sulla superficie distribuite i pinoli rimasti (e se volete ancora un po’ di uvetta), l’Alchermes mescolato con un cucchiaio d’olio e, infine, un cucchiaio di zucchero. Cuocete a 180° per 40-45 minuti.

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