Farinata di cavolo nero

È proprio vero. Uscire dalla propria comfort zone è estremamente salutare. Faticosissimo, anche, almeno per me, che sono sempre timorosa, insicura e abitudinaria. E la domanda: “ma chi me l’ha fato fare?”, durante il percorso, è inevitabile.
Ma alla fine, per piccola o grande che sia l’impresa in cui mi sono lanciata, mi guardo indietro e capisco che è stato un bene.

Per me è molto difficile smuovermi anche di un solo millimetro. Il cambiamento, l’incerto, la novità…parole che in altri scatenano entusiasmo e senso di avventura, per me sono sinonimi di instabilità e minaccia. Ci convivo da sempre e, anche se col tempo ho imparato a gestirmi un po’, la prima reazione che avverto nello stomaco è sempre la stessa.

Eppure lo so, a fare sempre le stesse cose, a restare attaccati ai soliti schemi ci si secca e incartapecorisce, si perde la linfa, lo slancio, l’entusiasmo. E si perdono anche un sacco di buone occasioni. Ecco. Vediamo di ricordarcelo, per il futuro.

farinata-di-cavolo-nero

La farinata di cavolo nero (o farinata coi fagioli) è un piatto tipico toscano ma che nessuno ricorda quasi più. Niente a che vedere con le gloriose sorti della ribollita o della panzanella, ormai conosciute in ogni dove. La farinata è rimasta nascosta nel suo cantuccio, nota solo a quei pochi che l’hanno appresa da zie e nonne e l’hanno tramandata fino a noi.

Ne esistono varie versioni a seconda della zona in cui la si prepara (in Garfagnana, per esempio, si usano i fagioli rossi o i borlotti) e, come sempre nelle zuppe, gli ingredienti non sono mai precisi. Io mi sono fatta la mia ricetta personale pescando qua e là tra i vari libri di cucina, e così ve la propongo.
Gli ingredienti fondamentali sono i fagioli, appunto, il cavolo nero riccio di Toscana la farina da polenta. Piatto poverissimo, che con la sua farina gialla richiama la montagna e i tempi andati.
Si mangiava calda alla sera, e al mattino, ormai fredda e rassodata, si tagliava a fette come una polenta e serviva da colazione. Giusto per dire quanto possono cambiare le cose nel giro di qualche decennio.

farinata-di-cavolo-nero

Farinata di cavolo nero

Porzioni: 3       Tempo di preparazione: 1 h e 20′       Tempo di cottura: 1 h e 15′

Ingredienti

600 g di cavolo nero (ne dovranno restare circa 250 g una volta pulito)
120 g di fagioli cannellini secchi
80 g di farina di mais bramata
1 carota
1 gambo di sedano
1/2 cipolla rossa
5 o 6 foglie di salvia
1 spicchio d’aglio
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Mettete in ammollo i fagioli acqua fredda per 6-8 ore.Trascorso questo tempo, risciacquateli e lessateli in abbondante acqua, con uno spicchio d’aglio e la salvia, fino a che non sono morbidi (per me, 1 h in pentola a pressione). Tenete da parte un paio di mestoli di fagioli e frullate gli altri con il liquido di cottura.

Mondate il cavolo nero, eliminando la costola centrale e tagliatelo a striscioline.

Tritate sedano, carota e cipolla e fate soffriggere in 3 cucchiai di olio per 5′. Unite il cavolo nero e fate rosolare per 5′, poi aggiungete il concentrato sciolto in poca acqua calda. Unite il passato di fagioli, salate e cuocete per 45′, coperto.

Unite la farina di mais a pioggia, mescolando con una frusta per evitare grumi e cuocete per 35′ a fuoco basso, mescolando continuamente per non farla attaccare sul fondo. Se dovesse assodarsi troppo, diluite con poca acqua o brodo caldi. Fate riposare qualche ora. Servite tiepida con un giro d’olio, pepe fresco macinato e, volendo, una cucchiaiata dei fagioli tenuti da parte.

farinata-di-cavolo-nero

 

Share

You May Also Like

21 comments on “Farinata di cavolo nero

  1. 26/01/2017 at 09:08

    Wuaooooquesta ricetta antica sa di ricordi ed i sentimenti di cui è portatrice riemergono in ogni dettaglio…. e poi le foto riescono a regalarti il suo profumo.
    Leggevo lo scritto ( io lo faccio sempre) Sai? La ns natura è sempre più forte di qualsiasi cosa, persino delle nostre riflessioni più profonde! Nn si smuove di un millimetro, e noi dovremmo solo imparare a ” conviverci” serenamente, e nn combatterla o cercare di modificarla per uscire dai suoi schemi, sarebbe forzato, innaturale ed alla fine vincerebbe sempre ” LEI”PAZIENZA dà iiiiiAmiamoci come siamo; accogliamo il ns essere pienamente, saremo più felici. Trascorri una bellissima giornata

    • 26/01/2017 at 15:59

      Ciao Marilena, a volte me lo dico anche io sai? Che tanto la nostra natura non la si cambia, nonostante gli sforzi, sempre lì si torna. E infatti non voglio forzarmi troppo non è…nella mia natura, appunto! 😀 Però ogni tanto si può anche fare qualcosa di diverso, soprattutto se poi quando li fa si scopre che uscire un po’ dal seminato ci è piaciuto!
      Grazie di essere passata e delle tue parole, un abbraccio!

  2. 26/01/2017 at 10:14

    Questi piatti mi fan gola solo a guardarli… e che belli i piatti, in senso stretto, le stoviglie!

    • 26/01/2017 at 15:56

      Grazie!! Fanno parte del set spaiato del foodblogger in erba! 😀

  3. 26/01/2017 at 19:03

    Adesso lasciamo da parte le riflessioni sulla nostra natura, sullo sforzarsi o meno di cambiare, se serve o no, sulle occasioni perse e sull’insicurezza che ne è la causa principale se non unica…dimmi come hai fatto la prima foto davanti alla finestra ??!!? Racconta molto questa foto, sai ? Sembra che dalla finestra stia entrando una nuova luce, un cambiamento….mi sembra qualcosa di misterioso. Mi è venuto in mente addirittura il famoso quadro di Caravaggio, “Vocazione di San Matteo”…il potere di una zuppa. E che zuppa ! Deve essere densa quando è calda? Quanto ?
    P.s. anch’io sono dura con i cambiamenti…neanche il taglio dei capelli riesco a cambiare, il colore dello smalto per le unghie.

    • 26/01/2017 at 23:29

      Come l’ho fatta non lo so neanche io…un attimo c’era la luce giusta…e l’attimo dopo no. Quindi suppongo che sia c… ehm, fortuna! 😀
      Però ammetto che piace molto anche a me, anche se come al solito tu hai trovato le parole più belle per descriverla 🙂
      La densità dipende dal tuo gusto, comunque direi bella densa. Se il giorno dopo vuoi friggerla, ancora più densa!

  4. 26/01/2017 at 19:07

    meravigliosa io la amo incondizionatamente.
    foto stupende. sei bravissima alice!

    • 26/01/2017 at 23:26

      Gaia…grazie! 🙂
      E per la zuppa concordo: amore al primo assaggio 🙂

  5. 26/01/2017 at 19:40

    Io l’adoro questa zuppa, e la faccio spesso! Vedo che anche tu la fai come la faccio io, con molta cura e molti passaggi, bravissima! Io cuocio solo di più il cavolo, e uso il passatutto invece del frullatore, ma Il procedimento è quello! Che bello che hai portato alla ribalta un piatto un po’ dimenticato, ma squisito!

    • 26/01/2017 at 23:27

      Eh, l’uso del passino è un passaggio che mi manca, lo so. E so anche che fa la differenza. Prima o poi mi deciderò, solo allora avrò una zuppa come quelle di una volta 🙂
      Grazie cara Cecilia, un bacio!

  6. 26/01/2017 at 21:21

    Lo sai che io la preferisco alla ribollita? Mia nonna la preparava sempre il sabato, e quella che avanzava la faceva freddare per poi tagliarla a fette e friggerla o grigliarla. A casa mia ci si mette il porro al posto della cipolla, ma immagino che poco cambi. ps da quello che cucini però non direi che se una che non ti lanci…. la marmellata di pere e camomilla mi risuona ancora nella testa!

    • 26/01/2017 at 23:25

      Ahahah, grazie Margherita! Diciamo che con il tempo sto imparando a lanciarmi…anche solo un pochino 😀
      La versione fredda e grigliata non l’ho mai provata ma deve essere buonissima. E anche a me ha ricordato molto la ribollita e forse mi è piaciuta di più. Pensavo fosse un sacrilegio dirlo, ma visto che hai iniziato tu… 😀 😀 😀

  7. 26/01/2017 at 21:41

    Ma…. bella questa ricetta!

    Ho giusto in casa un po’ di cavolo nero avanzato da una ribollita fatta qualche giorno fa, i cannellini acquistati stasera e la polenta bramata con la quale mi cocccolo in certe sere, per cena.
    Ho dunque tutto per fare ed assaggiare questa zuppa
    Grazie!

    • 26/01/2017 at 23:24

      Grazie a te Diletta! Fammi sapere se ti è piaciuta…ma sono certa di sì, quando gli ingredienti di partenza sono questi… 🙂

  8. 26/01/2017 at 22:14

    Cara Alice, ho assaggiato per la prima volta la farinata proprio poco tempo fa a casa di Giulia Scarpaleggia e me ne sono innamorata! La tua ha un aspetto così invitante ! E la tue foto sono sempre più belle 😉 un abbraccio Sandra

    • 26/01/2017 at 23:23

      Dai!! Allora non è poi così sconosciuta come pensavo! 😀
      Grazie cara Sandra, spero di vederti presto!

  9. 27/01/2017 at 18:55

    Alice che spettacolo, proprio da cena d’inverno, caldo, casa, coccola!

  10. 27/01/2017 at 23:23

    Se trovo il cavolo nero, domani la faccio…a tutto quello che può piacermi in un piatto. RIesco poco, anzi per nulla a girare i blog, per via del tempo la sera, nulla di più. MA con te è chiaramente una perdita seria. Vado a mettere a bagno i fagioli.

  11. 27/01/2017 at 23:23

    P.S.: foto strepitose.

  12. 31/01/2017 at 16:54

    Sagge parole quelle dell’introduzione che ben accompagnano questo piatto dai sapori forti, decisi e ben piantati a terra: un piatto saggio, anche lui 😉
    E la foto con la finestra in fondo è stupenda.

    • 31/01/2017 at 22:53

      Grazie Mile! Quella è stat proprio un colpo di fortuna 😀

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *