Risolatte ai fiori di sambuco con nespole al miele e mandorle

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Ci risiamo. Ho rimandato a lungo, ma non posso aspettare oltre. Ci sono momenti in cui è necessario farsi coraggio e fare quello che si deve. Ho deciso. Domani vado dal parrucchiere.

Non credo di essere la sola a considerarlo un problema. Cinque anni in questa città e non ho ancora trovato un parrucchiere decente. È stato più semplice trovare il fidanzato. Quello giusto, non uno tanto per fare.

I parrucchieri ti parlano come se volessero solo esaudire i tuoi desideri, ma è una finzione. In realtà sono dei sadici con l’aggravante della presunzione artistica che ti prendono in ostaggio per due ore e fanno di te ciò che vogliono.
Io arrivo sempre carica di belle speranze, lui (uno a caso, ne ho provati molti) mi accoglie con gioia luminosa e grandi attenzioni, che alimentano la mia piccola speranza di essere accontentata. Ma, nel profondo, lo so che la fregatura è dietro l’angolo.

Innanzitutto, bisogna farsi capire. Uno penserebbe che sia semplice, no? Vorrei i capelli così. Punto. Soprattutto se non voglio colori, meches, ciocche maculate e orridi shatush. Un semplice, semplicissimo taglio scalato, riga da una parte. E’ così difficile? Pare di sì. Soprattutto se chiedo anche che me li alleggeriscano. Insomma, sfoltirli. Uno mi ha fatto parlare 10 minuti, guardandomi in silenzio come una maschera di cera mentre io tentavo di spiegarmi in preda a sudori freddi, per poi dirmi alla fine, conciliante e serafico, che io volevo una “destrutturazione”. Ah be’.

Superata la fase della dichiarazione di intenti, pregando che l’artista abbia capito qualcosa di ciò gli ho detto, si passa al secondo supplizio: il lavaggio. Il lavaggio è generalmente praticato da un’apprendista, soave giovinetta istruita ad essere gentile con le clienti, il che si traduce nel volenteroso intento di fare conversazione. Io, che parlo poco anche con le amiche, quale desiderio potrò mai avere di condividere episodi della mia vita con un’estranea che mi massaggia la cute? Zero. Le vorrei solo dire: lavami questi capelli e facciamola breve.

Ma non la facciamo breve, oh no. Perché la soave fanciulla mi deve mettere prima la cremina idratante, poi la maschera rinfrescante, poi il balsamo illuminante. Tutti participi presenti che non desidero affatto e che pagherò a caro prezzo, già lo so, ma opporsi è inutile. Ci ho provato ripetutamente. Ho anche fatto training autogeno prima di entrare. “Devi essere decisa. Devi essere dura. Devi tenerle testa”. Ma la fanciulla soave è una tipa tosta, eccome se lo è.
Le mie rimostranze si fanno sempre più flebili, mentre lei, ghignante, già svita il tappo della boccetta, decantando le magnifiche proprietà di una lozione che mi farà più alta, più bella e più magra. Ah, e con i capelli più luminosi, ovviamente.

Di solito la lozione ha bisogno di un tempo di applicazione tendente ad infinito. I minuti passano e io sto lì con il collo rincriccato sul diabolico lavabo, la testa fradicia e correnti d’aria ovunque, così che l’indomani avrò probabilmente un potente raffreddore e la cervicale infiammata. Nel frattempo, la soave fanciulla prende un caffè con la collega, lamentandosi di uomini fedifraghi e irresponsabili, e scambiandosi avvincenti informazioni su programmi televisivi che preferei continuare ad ignorare. La mia insofferenza cresce.

Finalmente è il momento di risciacquare la lozione e passare al taglio, e l’insofferenza si trasforma in terrore. Mille domande si affastellano alla mia mente. Cosa farà? Avrà capito? Ci metterà del suo? Non sta tagliando un po’ troppo? Non sta tagliando poco? In questa fase sono costretta a stare senza occhiali e vivo nella totale ignoranza di cosa stia accadendo intorno a me: una cieca in balia di un folle. Wynona Rider sotto alle lame di Edward era più tranquilla.

Ma anche questa tortura finisce. Mi rimetto gli occhiali, mi guardo, mi sembra che più o meno sia tutto ok, la testa c’è sempre. Poi, la fatidica domanda: come te li asciugo? Cioè, voi cosa rispondereste? Col phon, no? No. Di fronte al mio silenzio e al mio sguardo smarrito, l’abile parrucchiere snocciola una serie di soluzioni dai nomi improbabili, che non mi dicono nulla. Quando ne sento uno vagamente familiare dico: quello. E incrocio le dita.

Ovviamente, la piega non si rivela mai quella che mi ero aspettata. Troppo gonfi, troppi lisci, punte troppo in su, punte troppo in dentro. Ma non importa, a questo punto voglio solo andarmene veloce a casa per potermi pettinare da sola, ripristinando una situazione tricologica il più possibile vicina alla normalità. Ma c’è da affrontare l’ultima prova: la vendita del prodotto.
Sì, perché non basta pagare per questo lungo supplizio, non basta pagare per la costosissima lozione del menga che non volevo in alcun modo. Ora di lozione me ne vogliono vendere una boccetta, che costa quanto un biglietto andata e ritorno per Parigi. E insistono.
Decantano le lodi del prodotto.
Promettono meraviglie.
Poi si imbronciano.
Qualcuno ha minacciato di denunciarmi all’Associazione Protezione Capelli Bistrattati.
Mi fanno sentire in colpa perché non faccio niente per i miei capelli, mio dio!
Alla fine capitolo, prendo la lozione, prendo lo shampoo, prendo anche i biglietti della lotteria di Natale che faranno tra otto mesi, e scappo a casa a pettinarmi. Se sono fortunata, avrò il biglietto della lotteria che mi darà diritto ad un premio. Taglio, piega con il 3% di sconto. Proprio quello che sognavo.

Se avete avuto il buon cuore di leggere fino a qui, adesso vi meritate una ricetta che mi è piaciuta moltissimo…è tutta per voi!

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Tutto è nato dal fatto che in questo periodo ci sono tantissimi fiori di sambuco in giro…troppi per lasciarli inutilizzati! Ovunque vada, lungo le strade appena fuori dalla città, accanto ai fossati di campagna, vedo queste piante i cui fiori che da lontano si presentano come grandi ombrelli ma in realtà sono formati da minuscoli fiorellini bianchi e delicatissimi.
Il profumo è intenso e avvolgente. Me ne sono innamorata lo scorso anno grazie a Libera: allora il mio raccolto si trasformò in una confettura (o meglio, composta) e in un delizioso sciroppo, semplicissimo da fare e molto dissetante.

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Quest’anno volevo qualcosa di diverso, dove il sambuco fosse solo un delicato aroma piuttosto che la struttura vera e propria. Così è nato il risolatte, dolce semplice e veloce, che volevo sperimentare già da un po’. L’ho completato con le nespole, frutti di stagione alla loro prima apparizione su questo blog (anche perché fino all’anno scorso non ne mangiavo affatto) e a un po’ di mandorle, che non ci stanno mai male.
Io l’ho mangiato a merenda e ho conservato la seconda porzione solo per amore, perché l’istinto sarebbe stato quello di finirlo!

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Per le dosi del risolatte ho preso spunto, con qualche piccolo modifica, da Il pasto nudo, che trovo un blog sempre molto valido. Se invece volete approfondire il tema risolatte vi consiglio il bellissimo post di Simonetta, che ci mostra come il riso al latte sia alla base di ricette tradizionali di Paesi lontanissimi tra loro, dall’Argentina fino all’India.

È un dolce molto versatile, perfetto sia come dessert che per una sostanziosa e dolce colazione. Inoltre si adatta a tutte le stagioni: basterà cambiare gli aromi da mettere nel latte e il tipo di frutta utilizzato e avrete ogni volta un dessert diverso.

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RISOLATTE AI FIORI DI SAMBUCO CON NESPOLE AL MIELE E MANDORLE

Dose: 2 persone       Tempo di preparazione: 15 minuti       Tempo di cottura: 35 minuti + una notte di ammollo

Ingredienti

  • 70 g di riso Originario (in alternativa, Carnaroli)
  • 500 ml di latte fresco intero
  • 40 g di zucchero semolato
  • 1 “ombrello” di fiori di sambuco
  • 3 nespole del Giappone
  • 1 cucchiaino di miele di acacia
  • 1 cucchiaio di mandorle a lamelle

Procedimento

La sera precedente, sciacquate delicatamente il vostro ombrello di fiori di sambuco appena raccolto, asciugate tamponando con carta assorbente e mettete a bagno nel latte. Sigillate il contenitore con pellicola trasparente e riponete in frigo.

Il mattino filtrate il latte in un colino a maglie strette (potete usare anche un telo di lino ma secondo me non è necessario), spremendo leggermente i fiori per farne uscire tutto il liquido.
Mettete il latte in una casseruola con lo zucchero e fate andare a fuoco medio.
Nel frattempo sciacquate il riso sotto acqua corrente.
Appena spunta il bollore versate il riso e cuocete per 30-35 minuti a fuoco medio. All’inizio non sarà necessario ma via via che il composto si addensa dovrete mescolare costantemente con un cucchiaio di legno per evitare che si attacchi sul fondo. Per valutare la cottura, la prova assaggio è la migliore (slurp!); l’insieme deve essere cremoso ma i chicchi di riso devono fare ancora un po’ di resistenza sotto ai denti, devono essere morbidi ma non spappolati, per carità! Meglio lasciarlo un po’ meno denso, considerate che raffreddandosi si consoliderà ancora.

In un pentolino, scaldate a fuoco bassissimo il miele. Pelate le nespole, tagliatele a piccoli dadini e fatele andare con il miele per circa 5 minuti: devono restare sode.
Tostate le scaglie di mandorla in una padella antiaderente per 3-4 minuti fino a colorirle appena.

Quando il riso si è un po’ raffreddato, componete i vostri bicchieri. Mettete il riso alla base, poi aggiungete i dadini di nespola e completate con le mandorle.

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Note:

– Secondo me il riso migliore è l’Originario, quello generalmente consigliato per minestre e dolci, perché rimane un po’ consistente ma abbastanza morbido. Se volete che i chicchi rimangano più duri potete usare un Carnaroli o un Arborio, ma probabilmente i tempi di cottura si allungheranno.

– Se lo preparate in anticipo, bagnate le nespole con un po’ di succo di limone prima di cuocerle, per evitare che anneriscano troppo. L’ideale sarebbe comunque prepararle pochi minuti prima. Le mandorle potete tostarle prima ma aggiungetele soltanto al momento di servire, altrimenti perderanno tutta la loro croccantezza.

– Si serve tiepido o freddo, a seconda dei gusti. Se lo servirete freddo, non fatelo addensare troppo in fase di cottura, altrimenti sarà troppo sodo quando lo servite.

– Si presta benissimo anche per un pic nic: basterà usare dei vasetti di vetro invece che i bicchieri e chiuderli con il loro tappo durante il trasporto 😉

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Con questa ricetta partecipo alla raccolta di primavera di Stagioniamo “Facciamo un pic nic?”

stagioniamo

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28 comments on “Risolatte ai fiori di sambuco con nespole al miele e mandorle

  1. 25/05/2015 at 13:19

    Che ridere il tuo bel racconto ! Mi sono rivista in tante cose che dici, ed è proprio vero: trovare il parrucchiere ideale è più difficile che trovare il fidanzato giusto!! Le tue foto sono bellissime.. anch’io vicino casa sono piena di alberi di sambuco in fiore e quest’anno devo assolutamente preparare lo sciroppo..anche se mi ispira molto la marmellata che menzioni. Stasera vado a leggerla! Un abbraccio
    sandra

    • 25/05/2015 at 19:07

      Sono contenta che ti sia piaciuto Sandra! Ero un po’ restia se pubblicarlo o no, avevo paura fosse troppo lungo…ma allora ho fatto bene 🙂
      Per cogliere i fiori io mi devo spingere un pochino fuori città ma in realtà ora si trovano quasi ovunque…magari è meglio se sono lontani da strade molto trafficate! Lo sciroppo te lo consiglio proprio…ma sono curiosa di vedere quali delizie sarai in grado di preparare con i tuoi fiori!
      Grazie e un abbraccio,
      Alice
      P.S.: comunque tu il parrucchiere giusto l’hai trovato…hai dei capelli splendidi!! 🙂

  2. 25/05/2015 at 15:15

    Ti posso consigliare il mio di parrucchiere, che ho scelto dopo molti scarti, ma sarebbe un modo per farti soffrire. Nel suo salone sono tutte parrucchiere finite (pare si dica così), lavano, pettinano, ti sistemano anche le soppracciglia. Se vuoi tagliano anche. Nessuno cerca di applicare prodotti, nemmeno lo shampoo blu (io ho i capelli bianco grigio). Non chiedono, spiegano come hanno intenzione di tagliare. Tagliano solo a forbice. Mentre asciugano ti spegano come gestire la spazzola per asciugarli in casa. Hai letto bene, pensano che le clienti si lavino i capelli anche da sole. Se ti vedono silenziosa canticchiano sottovoce. Non sono cari e… non cercano di vendere prodotti. Unico difetto, ormai sono intasati di clienti. Perchè poi! Comunque il risolatte è un ricodo dell’infanzia, me lo faceva mia mamma quando non c’era scuola. Più semplice, al profumo di anice, ma sempre buonissimo.

    • 25/05/2015 at 19:04

      Sono intasati di clienti perché non si trovano più posti così, “normali”, semplici…e invece credo ci sia un sacco di gente che li vorrebbe!
      Ma sai che tra i possibili aromi per futuri risolatte avevo pensato proprio all’anice? Non ero sicura se potesse essere adatto…adesso ne ho la conferma!
      Grazie, la prossima volta lo proverò così allora.
      Un saluto! 🙂

  3. 25/05/2015 at 17:22

    BRavissima!! Leggerti è sempre un grandissimo piacere. Sei leggera e arguta e anche molto ironica. Brava in cucina e con la testiera.
    Ti abbraccio carissima

    • 25/05/2015 at 19:02

      Grazie Roberta! Forse non si dovrebbe dire, ma non tutti i giudizi contano allo stesso modo…e io al tuo ci tengo particolarmente.
      Un abbraccio a te 🙂

  4. 25/05/2015 at 17:47

    Sorrido ancora al pensiero del tuo racconto 🙂
    Buffa coincidenza: ieri ero in giro e cercavo un po’ di fiori di sambuco per una idea che mi frulla in testa.
    Grazie!

    • 25/05/2015 at 19:01

      Forse sono io ad essere un po’ fantozziana…ma quando si tratta di parrucchieri c’è sempre qualcosa che non va per il verso giusto! 🙂
      Sono curiosissima di vedere la tua ricetta coni fiori di sambuco allora!
      Buona serata 🙂

  5. 26/05/2015 at 04:02

    Se vuoi ti potrei elencare tutti i parrucchieri in cui sono stata io a Firenze… ma forse non é proprio un incoraggiamento! Ed anche qui a Montreal non che mi sia andata troppo meglio… sto inviando a pensare che forse il problema siamo io ed i miei capelli! Grazie mille per questa ricetta… la mamma di una mia compagna del liceo friggeva i fiori di sambuco, mamma mia come erano buoni! Penso di non averli più mangiati da allora… e sinceramente mica me li ricordavo così belli?!?

    • 26/05/2015 at 12:02

      Mah, dici che siamo noi?A me mi sembra di chiedere il minimo sindacale…ma forse siamo davvero troppo esigenti! 🙂
      So che la ricetta più comune per i fiori di sambuco consiste nel friggerli, ma il fritto non è il mio forte…però li assaggerei tanto volentieri!! E poi, sì…secondo me sono bellissimi!!! 😀

      • 28/05/2015 at 01:15

        Io pure Alice… non riesco a fare neppure le patate fritte!

  6. 26/05/2015 at 11:34

    Sono allergica al sambuco ma quasi quasi tenterei da quanto è bella la tua ricetta e poi mi sono enormemente divertita alle tue disavventure dal parrucchiere. Anche per me è un supplizio al quale accetto di sottopormi solo quando non mi è possibile procrastinare oltre senza ritrovarmi di pessimo umore ogni volta che mi guardo allo specchio. Mia figlia minore, invece, adora farsi fare di tutto e sperimenta con gioia, tanto -dice lei- sono solo capelli. Ma alla fine sei stata contenta oppure è stata la solita delusione?

    • 26/05/2015 at 13:59

      Anche io vado quando proprio non posso farne più a meno…ma stavolta è andata meno peggio del previsto. I capelli non sono comunque come avrei voluto ma la spesa è stata contenuta e non hanno cercato di affibbiarmi nulla…che non è poco!
      La prossima volta farò un altro tentativo lì e cercherò di spiegarmi meglio.. presumibilmente tra 6 o 7 mesi! 🙂

  7. 26/05/2015 at 12:04

    Tesoro caro, come sono felice che tu partecipi con questa bellissima ricetta! sai quanto io ami i fiori di sambuco e pure le nespole! 😉
    sai vero che aspettiamo una delle tue meraviglia anche per la categoria salato e/o bevande! 😉
    …ah… foto sempre più belle… fan sognare! 🙂

    • 26/05/2015 at 14:01

      Lo so che ami questi due ingredienti…e da te si trovano sempre tante ispirazioni! 🙂
      Grazie mille e…allora devo mettermi di nuovo al lavoro! 😉

  8. 26/05/2015 at 22:12

    Foto e piatti incantevoli (e guatosissimi immagino :P) complimenti!

  9. 26/05/2015 at 22:15

    Proprio oggi sono riuscita a sovare qualche sambuco non troppo avanti nella fioritura e ho preparato lo sciroppo. Questi bìcchierini sono davvero invitanti, una splendida idea 🙂

  10. 27/05/2015 at 23:41

    Ma che bel bicchiere! 😛
    Ora vado nei boschi a raccogliere fiori di sambuco e la provo anch’io! Tanto il contenitore ce l’ho! :’)

    • 28/05/2015 at 13:53

      Io te lo consiglio vivamente…se usi queste dosi il sapore del sambuco sarà molto delicato, se invece lo vuoi più forte basta metterne un po’ di più. E in questi bei bicchieri fa proprio la sua figura! 🙂

      • 03/06/2015 at 10:09

        Vediamo… se trovo ancora fiori in giro faccio incetta! Perché ho scoperto che si può fare anche l’infuso al sambuco, e vuoi non abbinare le due cose? 😉

  11. 28/05/2015 at 11:55

    Adoro il sambuco, lo uso moltissimo, peccato che la fioritura in pochi giorni se ne va, bravissima bella ricetta! 🙂

  12. 07/06/2015 at 15:49

    Tu devi essere senza dubbio il mio alter ego. Giuro che non appena avrò tempo mi precipiterò a fare questa ricetta!
    Sai che sto usando sciroppo di sambuco come se piovesse nelle mie macedonie primaverili?
    bacio e buon lavoro!!!
    Irene

  13. 09/06/2015 at 15:59

    anche per me il parrucchiere è un supplizio, prima ci andavo due volte l’anno, ora devo andare più spesso perché ahimè i capelli bianchi incalzano e quindi devo arrendermi a farmi mettere quelle pappine in testa….i riflessanti, per ora, la tinta non mi avrà mai!!!
    La risposta giusta alla domanda “come li vuoi?” : “al naturale” ma tanto naturali non lo saranno mai. L’importante per me è il taglio e la puntualità e per queste due cose ho trovato quella giusta dove abito, quindi non mi posso lamentare….
    ps: ottimo il risolatte 😉

    • 11/06/2015 at 09:55

      Ecco, in attesa del momento in cui sarò costretta ad andarci con una certa regolarità, per ora cerco di frequentarlo il meno possibile!! E intanto cerco quello giusto… 😉
      Grazie, un abbraccio!

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