Alla ricerca del tempo perduto – Il tempo ritrovato

united_kingdom_640

Ta-dah! Lo so che non ci credevate, ma ce l’ho fatta. Ho partorito il topolino: la recensione dell’ultimo volume della Recherche, terminato a gennaio.
La pigrizia mi ha trattenuto a lungo dal farlo, ma alla fine la “tigna” ha preso il sopravvento: non potevo arrendermi all’ultimo ostacolo!

E così, ecco la conclusione dell’avventura intellettuale dell’ormai non più giovane M., che finalmente riesce a comprendere il senso della vita e il ruolo che l’arte può giocare nel mare magnum delle esperienze umane.

Nel Tempo ritrovato il Narratore è ormai maturo e ritorna a Parigi dopo un periodo trascorso in una casa di cura. In realtà, un primo ritorno – ma soltanto temporaneo – si colloca durante la Prima Guerra Mondiale; in questo caso è particolarmente gustoso osservare attraversi gli occhi del Narratore le manie e le mode dei salotti parigini, dove anche gli aspetti più cupi della guerra vengono interpretati in chiave frivola e mondana da personaggi che sfiorano il ridicolo, con le loro attitudini grossolane verso il dramma bellico.

Il secondo e definitivo ritorno avviene a guerra ormai terminata. Lo spunto narrativo che funge da chiave di volta è il semplice invito ad una matinée dai Guermantes, ma nel breve tratto che percorre tra il cortile e la biblioteca, M. vive una serie di reminescenze ravvicinate che adesso, a differenza di quando incontrò la prima, quella – famosissima – della madeleine, è in grado di capire e mettere a frutto. Da esse si propagano altrettante resurrezioni del passato che creano un ponte con il presente: grazie ad esse M. è in grado di afferrare un po’ di “tempo allo stato puro”, arrivando a contemplare l’essenza delle cose.

Da questo momento in avanti egli capisce che l’unico scopo della sua vita sarà la creazione di un’opera d’arte: soltanto attraverso di essa è possibile convertire sensazioni e impressioni in un equivalente intellettuale. E adesso tutto il vissuto, il tempo che sembrava dissipato e trascorso invano assume un valore e un significato preciso: è la materia dell’opera d’arte, la sostanza da cui scaturisce la verità.

Sono pagine dense, chiarificatrici, che precisano la teoria artistica di Proust e illuminano retrospettivamente il resto dell’opera.

Ma al di là delle teorie e delle speculazioni letterarie che possono apparire complesse e lontane dalla realtà che quotidianamente viviamo, un messaggio arriva diretto al cuore del lettore. La scoperta che, nelle nostre esperienze personali, rinunciamo quasi immediatamente alle impressioni provate, per lasciare il campo all’espressione convenzionale e agli aspetti esteriori delle cose che abbiamo vissuto, scartando, quindi, la parte più intima e veritiera del nostro vissuto.

Chi di noi non ha provato, almeno una volta, questa sensazione? Quante volte abbiamo vissuto momenti sublimi, intensi, che ci hanno toccato nel profondo (per semplice e piccola che potesse essere la causa del loro scaturire) e al momento di comunicarli li abbiamo visti impallidire e scomparirci tra le mani, per lasciare posto ad un racconto convenzionale, svuotato, che nulla aveva a che vedere con la ricchezza del nostro sentire?
Così finisce che nella nostra memoria volontaria e nella nostra mente rimane soltanto quel ricordo insignificante e impersonale.
Almeno fino a quando non si verifica una reminescenza che richiama a noi le impressioni originali e profonde che l’intelligenza non era stata in grado di conservare e ci consente di suggere la vera essenza della nostra esperienza. In quel momento dobbiamo essere pronti ad afferrare la reminescenza, a capire cosa richiama al nostro cuore, a farci condurre da essa: solo così capiremo l’essenza delle cose, e della nostra vita.

A questo punto potrei anche raccontarvi cosa vede M. alla matinée, con quale ricchezza di dettagli e quali geniali espedienti riesce a descrivere il trascorrere del tempo, il modo sorprendente in cui rappresenta i personaggi incontrati nelle duemila e più pagine del libro e come ne rende i loro cambiamenti fisici, psicologici, di posizione sociale.
Ma non avrebbe senso, perché sono pagine famosissime e magistrali, che possono essere godute solo di prima mano.

Concludo con le parole di Proust sull’opera che il Narratore si propone di realizzare:

“[…] quello scrittore avrebbe dovuto infatti preparare il suo libro minuziosamente, sopportarlo come una fatica, accettarlo come una regola, costruirlo come una chiesa, seguirlo come un regime, vincerlo come un ostacolo, conquistarlo come un’amicizia, sovralimentarlo come un bambino, crearlo come un mondo, senza trascurare quei misteri che non hanno probabilmente spiegazione se non in altri mondi e il cui presentimento è quanto più ci commuove nella vita come nell’arte“.

Recensione Vol. 1. Dalla parte di Swann
Recensione Vol. 2. All’ombra delle fanciulle in fiore
Recensione Vol. 3. La parte di Guermantes
Recensione Vol. 4. Sodoma e Gomorra
Recensione Vol. 5. La prigioniera
Recensione Vol. 6. Albertine scomparsa (o La fuggitiva)

ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO. ALBERTINE SCOMPARSA
Autore: Marcel Proust
Editore: Mondadori (collana: I Meridiani)
Anno: 1925
Traduzione: Giovanni Raboni
Pagine: 5-334 (tomo 4).

Share

You May Also Like

14 comments on “Alla ricerca del tempo perduto – Il tempo ritrovato

  1. 03/05/2014 at 10:08

    Ecco la chiusura del cerchio! Bellissima recensione e sono convinta che le tue riflessioni su Proust saranno cliccatissime da studenti in cerca di illuminazione.

    • 03/05/2014 at 10:19

      Grazie cara Viv…alla fine ce l’ho fatta! Sapevo che tu saresti stata una delle prime a leggerla. Non so se eri in attesa, ma ammetto che spesso pensavo a te quando mi dicevo: “devo scrivere la recensione!” 🙂 🙂 🙂

      • 03/05/2014 at 14:43

        Aspettavo serena perché ormai ho capito che sei un tipino che non si sottrae alle aspettative e che tiene sempre l’asticella alta 🙂 un grande abbraccio

  2. 03/05/2014 at 11:35

    …sei il mio mito!

  3. 03/05/2014 at 22:22

    ammazza quanto sei brava!!!!!! <3 <3 <3 bellissima recensione! buona domenica!

  4. Brava! non è certo facile recensire Proust e tu l’hai fatto benissimo! Sarebbe bello poter condividere le tue recensioni con tutti quei giovani che odiano i classici e che storcono il naso se al liceo la prof di lettere affida loro una lettura come questa 🙂
    Un abbraccio

    • 04/05/2014 at 19:59

      Grazie Valentina! Se le mie parole potessero incuriosire anche solo uno studente e farlo avvicinare a Proust mi riterrei più che soddisfatta! 🙂
      Un abbraccio e buona settimana!

  5. 04/05/2014 at 19:36

    Bravissima!! Bellissima recensione…anch’io amo Proust e tu sei una sua ottima interprete! Mi piace il tuo modo di scrivere, comprensibile ma ricercato. Complimenti!
    Serena

    • 04/05/2014 at 19:52

      Grazie Serena…è davvero un bel complimento quello che mi hai fatto! :-):-):-)
      Sono contenta di aver trovato un’altra ammiratrice di Proust. Del resto credo che con lui è così: o ti lascia indifferente o ci resti sotto! 🙂
      Grazie di nuovo e buona serata!

  6. 05/05/2014 at 22:53

    E’ nella mia lista di libri da leggere, ma devo trovare il tempo per godermelo con calma… Nel frattempo mi leggo la tua recensione! 🙂
    Grazie mille!
    Ilenia

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *