Si fa presto a dire taralli

Eh già, i taralli…che ci vuole? Farina, vino bianco, un po’ d’olio e via. E in effetti l’impasto è molto semplice da preparare. Però poi li devi modellare, i taralli, uno per uno, e a me non è che risulti proprio semplice.
Diversi anni fa (meglio non quantificare…) avevo fatto un tentativo che mi ha condotto sull’orlo di una crisi di nervi. Non essendomi regolata bene con le dosi di farina non la finivo più di fare questi salsicciotti di pasta che, maledetti, si rifiutavano di venire bene e continuavano a rompersi… Ho un vago ricordo di me al tavolo di cucina, ancora ingombro di farina e ingredienti vari alle nove di sera, circondata da taralli di ogni foggia e dimensione, che mi dimeno e mi affanno nel tentativo di porre fine prima possibile a quell’agonia, mentre i miei genitori mi girano intorno come avvoltoi per capire quand’è che si potrà liberare il tavolo per cenare, finalmente!
Non c’è da meravigliarsi che il tentativo non sia stato replicato per anni ed anni…fino a qualche giorno fa.

taralli8

Il pomeriggio libero davanti a me e una sfida da affrontare: a costo di finire a mezzanotte, farò i taralli! Ed invece, è andata meglio del previsto. Innanzitutto, dose moderata, con soli 250 gr di farina. Poi, piglio e ed energia, decisa a non cedere di un millimetro di fronte ai perfidi taralli. E così, me la sono cavata in un’oretta, più la preparazione dell’impasto. Forse non sono stata esattamente veloce (e quando mai lo sono?), ma mi sembra di potermi almeno ritenere nella media (e a questo proposito mi piacerebbe sapere se il problema della modellazione del tarallo, che continua a rimanermi ostica, è soltanto mio o se qualcun’altro lo condivide).
Devo ammettere, però, che il tempo è trascorso veloce anche perchè, contrariamente alle mie abitudini, mentre facevo i famosi anellini mi sono messa a guardare un film trovato per caso in tv: La famiglia, di Ettore Scola, che ho scoperto essere famosissimo e pluripremiato. Il film ritrae una famiglia della borghesia romana, la cui storia si snoda lungo tutto il Novecento, ed ha un cast d’eccezione, bellissimi costumi e altrettanto bella fotografia…insomma, l’ideale per tenervi compagnia in un pomeriggio in cucina!

TARALLI PUGLIESI

  • 250 g di farina
  • 75 ml di vino bianco
  • 60 ml di olio extravergine d’oliva
  • 8 g di sale
  • semi di finocchio

Setacciate la farina, unite il sale e poi versate a poco a poco l’olio e il vino bianco, amalgamando bene fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico e aggiungendo alla fine i semi di finocchio. Lasciate riposare per mezz’ora fuori dal frigo, coperto dalla pellicola.
Modellate con i palmi delle mani tanti cilindretti di pasta, lunghi 8-10 cm e del diametro di 1 cm o poco meno, e richiudeteli ad anello. Fate bollire abbondante acqua e fatevi cuocere pochi taralli per volta per un minuto circa; scolateli con una schiumarola non appena vengono a galla e appoggiateli su un canovaccio pulito che avrete disteso in un vassoio. Non appena finito di lessarli, trasferiteli in una teglia rivestita di carta da forno e cuocete a 200° per 20-25 minuti.
Con questa dose vengono circa 50 taralli. Io ho scelto di aromatizzarli al finocchio, ma si possono fare anche semplici, oppure con il peperoncino, o del pepe, o i semi di sesamo…a voi la scelta!

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5 comments on “Si fa presto a dire taralli

  1. 13/02/2013 at 14:59

    Che cuoca instancabile! Una volta (moooolti anni fa) li ho fatti anche io, in due versioni, finocchio e peperoncino, onestamente non ricordo se mi era rimasto difficile dargli la forma, forse non troppo, visto che non me lo ricordo, o forse, semplicemente, mi accontentavo delle forme strampalate che ne venivano fuori! Brava e non vedo l’ora di assaggiare qualche prelibatezza…magari non il cervello, spero! 😀

  2. 22/02/2013 at 16:31

    I taralli fatti in casa sono abbastanza difficili (e lo dice una pugliese!) ma danno grandi soddisfazioni. Intanto ti svelo un trucco: le donne pugliesi, quelle che li fanno più spesso e che magari li vendono anche, usano una macchinetta che fa uscire il la pasta già a forma di cilindretto. Non resta che staccare il pezzo e chiudere il tarallo. Io ti consiglierei di farli più grandi, ci guadagni in tempo e croccantezza. E poi so che non bisogna metterli in forno se dopo la bollitura non sono asciugati e raffreddati. Nel caso si possono bollire e cuocere il giorno dopo. Spero di esserti stata utile. A presto 😉

    • 22/02/2013 at 16:38

      Informazioni utilissime, grazie. E’ sempre difficile trovare informazioni di prima mano! La prossima volta metterò in pratica i tuoi consigli. Certo che con la macchinetta non vale… 🙂

  3. 06/05/2015 at 20:31

    Bellissimo il film “La famiglia” di Scola, veramente realista e toccante, una vera e propria foto della famiglia italiana del Novecento e tu con questi taralli non hai fatto altro che disegnare un anellino in perfetto stile italiano! Ed io che adoro i taralli non sapevo proprio che andassero prima cotti nell’acqua, wow! Spero di poterli replicare presto, grazie 😉

    • 06/05/2015 at 20:33

      Grazie! Non ricordavo questo vecchio post…mi hai fatto tornare in mente quel pomeriggio ormai lontano.. Davvero un bel film, hai ragione…e mi è anche venuta voglia di taralli!! 🙂

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