Sentimenti walworthiani -Grandi speranze

Quanto differisce il vostro modo di essere sul luogo di lavoro dall’atteggiamento che tenete tra le mura domestiche?
In ognuno di noi esiste una discrepanza tra i comportamenti pubblici e quelli privati, ma in Mr. Wemmick avveniva un vero e proprio sdoppiamento. In ufficio era asciutto, silenzioso, duro fin quasi ad essere spietato.

“La sua bocca era talmente simile a una buca delle lettere che aveva l’apparenza meccanica di sorridere: ma dovetti arrivare in cima a Holborn Hill prima di capire che era una semplica apparenza meccanica, e che quell’uomo non sorrideva affatto”.

Nel suo minuscolo cottage di Walworth, povero ma curato sin nei minimi dettagli e equipaggiato come un vero e proprio fortilizio, Mr. Wemmick si rivela invece un individuo gioioso e generoso, che cura amorevolmente l’anziano padre e utilizza tutti i mezzi per rendere piacevole la propria vita, pur vivendo in una modestia che sfiora quasi la miseria. Soltanto qui possono esistere i “sentimenti walworthiani” di Wemmick, pronto ad aiutare e consigliare Pip con una rara e toccante sensibilità. Il contrasto tra i due modi di essere è così stridente da risultare esilarante nelle parole di Dickens, e ogni volta è un piacere assistere alla trasformazione che si verifica in Wemmick nel tragitto tra casa e lavoro.

“A poco a poco Wemmick ridivendò asciutto e duro, la sua bocca tornò a irrigidirsi a guisa di buca delle lettere, e quando fummo giunti al teatro della sua attività professionale ed egli ebbe sfilato dal colletto le chiavi della cassaforte parve immemore della sua proprietà di Walworth, come se Castello, ponte levatoio, pergolato, lago, zampillo e Vegliardo si fossero dileguati tutti insieme nello spazio all’ultimo colpo di cannone”.

Dickens esagera palesemente la duplicità del personaggio, ma tra i sorrisi suscitati da Wemmick, il dubbio sorge spontaneo: per quante persone è davvero così? E’ giusto relegare l’espressione dei nostri sentimenti più sinceri e positivi alla sfera privata, per mostrarci più forti e sicuri in quella pubblica? O piuttosto rischiamo di perdere in umanità quanto guadagnato in autorevolezza?

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Grandi speranze narra la storia di Pip, orfanello allevato dalla bisbetica e manesca sorella, che grazie ad una inaspettata eredità ricevuta da un misterioso benefattore si trasferisce a Londra. Qui potrà tradurre in realtà le sue “grandi speranze” che si riducono, essenzialmente, nel diventare un ricco signore e conquistare l’amore della bella e algida Estella. Ad un’infanzia di povertà e (comiche) vessazioni, così, fa seguito una giovinezza quasi altrettanato frustrante, in cui le belle speranze di Pip sembrano sempre più irraggiungibili, in un succedersi di eventi e disvelarsi di misteri che rendono il libro piacevole a leggersi.
Il romanzo è disseminato in maniera irregolare di umorismo dickensiano, che prevale nella prima parte e si perde un po’ nel prosieguo, ma ogni tanto affiora qua e là e condisce una storia davvero inverosimile. Il protagonista, però, non riesce mai a conquistare la simpatia del lettore (o almeno per me è stato così), e diversi passaggi risultano piuttosto incongrui, con personaggi che sembrano emergere dal nulla e nel nulla scomparire, per poi riaffiorare alla bisogna (Startop, per dirne uno). Rimangono i ritratti descritti da Dickens (memorabili, nella loro comicità, la sorella di Pip e suo marito Joe), così come l’impietosa rappresentazione di atteggiamenti che smascherano la meschinità del genere umano; il campione della categoria è forse Mr. Pumblechook, imbattibile per sfrontatezza, disonestà e piccineria morale.
Tutto sommato un libro piacevole a leggersi, con diverse pagine divertenti e molti spunti critici verso la società vittoriana, ma non certo tra i miei preferiti. Un consiglio: state alla larga dall’edizione BUR, almeno quella con la copertina azzurra, di qualche anno fa. Io l’avevo per puro caso, ma è davvero pessima: infarcita di errori di stampa, grammaticali e di sintassi e con una traduzione che risale ad occhio e croce ai tempi di Dickens stesso.

GRANDI SPERANZE
Titolo originale: Great Expectations
Autore: Charles Dickens
Traduzione: Bruno Maffi
Anno di pubblicazione: 1860
Editore: BUR
Pagine: 486

Con questo post partecipo alla sfida di lettura “Un classico al mese” indetta dal blog Storie dentro storie.

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